lunedì 17 dicembre 2012

«Taranto libera»: in 30mila percorrono le vie della città jonica

Taranto libera 2012 - Foto Archivio Vito Stano
Il decreto Salva Ilva, con cui il governo Monti ha inteso superare a destra l'ordinanza di sequestro emessa dalla magistratura tarantina, ha causato l'indignazione e la mobilitazione di quasi 30mila persone, che hanno sfilato per le vie di Taranto sabato 15 dicembre per confluire in una piazza del centro cittadino per ascoltare il contributo degli artisti tarantini. Alla manifestazione hanno partecipato anche delegazioni di altre città e di movimenti come i No Tav che difendono al Val di Susa dalla costruzione della linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione. Tante le donne e i bambini presenti. Ad aprire il corteo c'erano proprio i piccoli cittadini di Taranto accompagnati dai genitori

Nel lungo serpentone umano abbiamo incontrato anche alcuni personaggi noti del mondo della politica (Angelo Bonelli, consigliere comunale di Taranto e presidente nazionale dei Verdi), dei comitati ambientalisti (Alessandro Marescotti, storico ambientalista tarantino), alcuni operai Ilva dissidenti (Cataldo Ranieri, operaio Ilva, tra i dipendenti del siderurgico più attivi) e alcuni imprenditori agricoli (Vincenzo Fornari, allevatore tarantino al quale furono abbattuti 1.600 esemplari tra pecore e capre, bestie colpevoli di aver brucato in terreni contaminati dalla diossina emessa dall'Ilva). Degli amministratori locali, provinciali e regionali neanche l'ombra s'è vista, qualcuno vociferava che il sindaco di Taranto Ippazio Stèfano avrebbe voluto partecipare alla manifestazione, ma evidentemente il disappunto della gente comune è approdato all'orecchio, scegliendo di restare a casa. 


«Taranto libera» è stato lo slogan scandito durante la lunga camminata: libertà, s'intende, non solo dai veleni ma anche dalle ipocrisie di coloro che, macchiatisi di responsabilità nel recente passato, oggi cerca di cavalcare l'onda della protesta. Mamme e bambini disegneranno il nuovo futuro di Taranto assieme alle donne e agli uomini che rappresentano il potere giudiziario italiano e tarantino in particolare, visto che della classe politica (tranne alcuni elementi ben individuati) i tarantini non possono più fidarsi.

17.12.2012
Vito Stano

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